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La voglia nasce da ragazzino, grazie alla mia professoressa di disegno; La prima professoressa che ha segnato la mia vita. La seconda parla portoghese. Una storia di tecnica e meccaniche, di filtri e pellicole, di prove e attese. Tante attese, tantissime attese. Il denaro per l’equipaggiamento, quello per le pellicole e quello per lo sviluppo. Un gelato in meno, una birra in meno, 36 fotografie in più. La scoperta delle Kodachrome 64, dei colori pieni, saturi e la spedizione in Olanda per lo sviluppo; e l’attesa… l’attesa per vedere finalmente l’immaginazione prendere forma. Poi il viaggio a Zanzibar, la mia Canon che mi tradisce e l’otturatore che si rompe. Le diapositive che tornano dall’Olanda tutte o quasi nere. Spente. Prive di vita. La voglia di smettere, di ricominciare a viaggiare in un altro modo. Libero, guardando con mi miei occhi e non più attraverso un obiettivo. Poi arriva la fotografia digitale e arrivano le DSRL e la tecnologia mi affascina e la voglia ritorna. Asia, Americhe, Africa, Europa, Italia naturalmente… il mondo si apre di nuovo ai miei occhi attraverso il mirino della mia Reflex. E si ricomincia. E cambia la prospettiva, cambiano i contenuti, cambia il POV. Se prima rifuggivo le persone per lasciare campo libero ai miei soggetti, adesso le cerco, le posiziono, le rendo protagoniste. Una foto che contiene persone è più bella, più viva, più reale. E realtà e catturarne l’espressione vera nel contesto vero. Niente pose, niente attese, niente 3, 2, 1. Solo click.

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